Nell'artigianato orafo italiano, la Sardegna occupa una posizione singolare. L'isola non ha mai sviluppato un distretto industriale della gioielleria nel senso moderno del termine, ma ha conservato, in alcune comunità interne e costiere, una continuità di pratiche artigianali difficilmente confrontabile con altre regioni. La filigrana d'argento sarda è forse l'espressione più riconoscibile di questa continuità.
Per filigrana si intende la lavorazione di fili metallici — nella tradizione sarda quasi sempre argento, raramente oro — attorcigliati, intrecciati e saldati tra loro per formare strutture aperte o chiuse di grande complessità visiva. Il termine deriva dal latino filum (filo) e granum (grano), con riferimento all'aspetto granuloso che il filo attorcigliato acquisisce prima di essere lavorato.
Origini documentate e influenze esterne
La presenza di oggetti in filigrana d'argento in Sardegna è documentata già in contesti nuragici tardi (IX–VIII secolo a.C.), anche se la continuità tra queste produzioni e la tradizione moderna è difficile da stabilire con certezza. L'influenza fenicia e cartaginese, evidente in molti corredi funerari della costa meridionale dell'isola, ha probabilmente contribuito a diffondere le tecniche di lavorazione del filo metallico nell'area mediterranea occidentale.
Il periodo di massima fioritura della filigrana sarda è collocabile tra il XVI e il XVIII secolo, in coincidenza con la dominazione spagnola. Alcuni studiosi segnalano analogie formali con la produzione di filigrana iberica, in particolare con le lavorazioni di Toledo e Salamanca. È tuttavia discusso se queste somiglianze indichino una trasmissione diretta di tecniche o piuttosto l'adozione di modelli iconografici condivisi.
«La filigrana sarda non è mai stata una produzione di corte: è rimasta artigianato di comunità, con funzione identitaria oltre che ornamentale.»
Il processo di lavorazione
La preparazione del filo è la prima fase. L'argento viene fuso e colato in verghe, poi laminato fino a ottenere uno spessore adatto alla filatura. Attraverso la filiera — uno strumento con fori di diametro decrescente — il metallo viene ridotto a fili di sezione circolare, tipicamente tra 0,3 e 0,8 mm. Due fili di uguale sezione vengono poi attorcigliati insieme con un tornio a pedale o a mano, ottenendo il cosiddetto filo ritorto, base di quasi tutta la produzione in filigrana sarda.
Il filo ritorto viene modellato a freddo con pinze a becco sottile su una sagoma in legno duro o su un disegno tracciato su carta. Le singole parti della struttura — corpi, bordi, elementi interni — vengono assemblate e fissate provvisoriamente prima della saldatura definitiva. La saldatura avviene con argento in lega più bassa (argento 700 o 800) in polvere o in frammenti minuscoli, e viene effettuata con una fiamma ridotta, spesso ancora a soffietto nei laboratori più tradizionali, per evitare di danneggiare le parti già assemblate.
Tipologie di oggetti e iconografia
Gli oggetti in filigrana sarda più diffusi e documentati sono:
- Sa berritta: copricapo miniaturizzato in filigrana, usato come ciondolo o ornamento per capelli nelle cerimonie tradizionali
- S'arracada: orecchini a forma di semisfera o di campana, spesso con pendenti a goccia in granati o paste vitree
- Su crocifissu: crocifissi in filigrana, parte dei corredi nuziali tradizionali
- Spille da scialle (acutzola), collane a più fili, bracciali aperti e chiusi
L'iconografia ricorrente comprende motivi vegetali stilizzati, rombi e losanghe, forme zoomorfe schematizzate (cavallo, cervo, pavone) e croci latine o greche a terminazione trilobata.
Centri produttivi attivi
I comuni sardi con maggiore concentrazione di laboratori di filigrana attivi al 2024 sono:
- Dorgali (Nuoro): specializzata in filigrana d'argento con inserti in corallo e ematite
- Oristano: tradizione di filigrana fine su supporti in rame argentato, con influenze campidanesi
- Quartu Sant'Elena (Cagliari): centri artigianali attivi sia nella produzione tradizionale che in quella contemporanea rielaborata
- Bosa: storicamente attiva anche nella lavorazione del corallo, abbinato alla filigrana in molti pezzi da cerimonia
Il numero totale di laboratori attivi in Sardegna è in calo progressivo dalla fine degli anni Novanta. Alcune stime del settore indicano meno di 80 unità produttive nel 2023, rispetto alle oltre 200 degli anni Ottanta. La Regione Sardegna ha avviato programmi di sostegno agli artigiani attraverso il marchio Artigianato Sardo, che include anche i produttori di filigrana certificati.
Confronto con altre filigrane italiane
La filigrana italiana non è esclusivamente sarda. Campania (Torre del Greco, Napoli), Calabria e alcune zone del Veneto hanno prodotto filigrana per secoli, con caratteristiche proprie. Rispetto alla produzione campana, che tende a strutture più massicce e a inserti in corallo rosso, la filigrana sarda privilegia strutture più aperte, fili di sezione più sottile e una densità visiva minore per unità di superficie. La filigrana veneta, storicamente meno documentata, era invece spesso integrata in monili con pietre montate a castone, una soluzione meno comune nella tradizione isolana.